PROFILO STORICO

La casa di produzione Goldenart Production nasce con il nome Metro Golden Minor nel 2004 fondata dall’attrice Federica Vincenti, diplomata alla Accademia Nazionale d’Arte Drammatica “Silvio d’Amico” di Roma. Ha già prodotto lungometraggi e numerosi spettacoli teatrali.

Goldenart Production è strutturata sin dall’inizio per dare maggiore rilievo ad uno dei settori fondamentali per una casa di produzione: la ricerca e lo sviluppo.

Goldenart Production produce nel 2006 ‘SoloMetro’ commedia diretta dal regista Marco Cucurnia il quale ha maturato un’esperienza di circa 10 anni in qualità di aiuto regista del maestro Mario Monicelli.

SoloMetro”, con Anna Valle, Pietro Sermonti, Michele Placido, Eleonora Giorgi, Augusto Fornari, con la partecipazione straordinaria di Mario Monicelli. La storia di “SoloMetro” si svolge a Roma nell’arco di una giornata, dall’alba alla notte e descrive la conoscenza sentimentale di un gruppo di uomini e donne collegati tra loro da una serie di coincidenze. Sono storie minime, esistenziali, i cui personaggi di muovono come anime in pena alla ricerca di “un qualcosa”: dell’amore, di un lavoro, di conferme, di se stessi, in bilico tra il bene e il male, il dramma e la commedia.

Produce nel 2007 in collaborazione con RAI CINEMA il film “L’uomo giusto”, con Gigi Angelillo e Paola Minaccioni , diretto da Toni Trupia, giovane regista che ha già maturato un curriculum denso, soprattutto legato agli aspetti antropologici e ai nuovi linguaggi cinematografici. Nel film si raccontano, con un taglio sperimentale, storie di periferia ambientate in una sorta di limbo esistenziale, nel quartiere romano di Tor Bella Monaca.

Goldenart Production si è occupata nel 2007 della pre-produzione del film di Michele Placido sul ‘68 : “Il grande sogno”, una storia che parte dall’occupazione della facoltà di architettura Valle Giulia a Roma, ai fatti di Avola in Sicilia, per ampliare lo sguardo a tutto ciò che accade nel mondo di quell’anno, dal maggio francese alle università americane, da Milano alla Germania. Un film vivo e attuale che racconta il sogno di “un mondo nuovo” diffuso tra i giovani di quegli anni.

Goldenart Production nel 2012 produce in collaborazione con RAI CINEMA, Trentino Film Commission e Ministero, e in coproduzione con Mandragora il film lungometraggio “ITAKER” con Francesco Scianna, Michele Placido, per la regia di Toni Trupia. “ITAKER” storia di un viaggio dall’Italia alla Germania, negli anni che precedono il boom economico. Un viaggio particolare, perché a compierlo è Pietro, un bambino di nove anni che parte per cercare il padre emigrato, del quale non ha più notizie da tempo. Ad accompagnarlo in questo viaggio, duro e pieno di scoperte, è Benito, un italiano spiantato che, suo malgrado, grazie a Pietro, intuisce cosa significa poter essere padre. Sullo sfondo della vicenda principale, il mondo degli emigranti italiani in Germania, le loro speranze e le delusioni, nella rincorsa per un avvenire migliore di quello prospettato nel proprio paese….

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Dal 2012 la GOLDENART PRODUCTION estende la sua competenza ideando un programma teatrale che mira alla ricerca e alla sperimentazione di nuovi stili di rappresentazione al patrimonio tradizionale teatrale del nostro paese. Intende quindi creare un’officina di giovani talenti che consenta lo scambio generazionale alla base del rinnovamento del nostro patrimonio culturale.

PRODUZIONI TEATRALI STAGIONI 2012-2013-2014-2015

 

IL VISITATORE” di Éric-Emmanuel Schmitt
Traduzione, adattamento: Valerio Binasco
con ALESSANDRO HABER, ALESSIO BONI
e con Francesco Bonomo – (per la stagione 2014/15 Alessandro Tedeschi)
e Nicoletta Robello Bracciforti

Musiche: Arturo Annecchino
 Scene: Carlo De Marino

Costumi: Sandra Cardini

Regia: VALERIO BINASCO

Aprile 1938. L’ Austria è stata da poco annessa di forza al Terzo Reich, Vienna è occupata dai nazisti, gli ebrei vengono perseguitati ovunque. In Berggstrasse 19, celeberrimo indirizzo dello studio di Freud (Alessandro Haber), il famoso psicanalista attende affranto notizie della figlia Anna, portata via da un ufficiale della Gestapo. Ma l’angosciata solitudine non dura molto: dalla finestra spunta infatti un inaspettato visitatore (Alessio Boni) che fin da subito appare ben intenzionato a intavolare con Sigmund Freud una conversazione sui massimi sistemi. Il grande indagatore dell’inconscio è insieme infastidito e incuriosito. Chi è quell’importuno? Cosa vuole? È presto chiaro che quel curioso individuo non è un ladro né uno psicopatico in cerca di assistenza. Chi è dunque? Stupefatto, Freud si rende conto fin dai primi scambi di battute di avere di fronte nientemeno che Dio, lo stesso Dio del quale ha sempre negato l’esistenza. O è un pazzo che si crede Dio? La discussione che si svolge tra il visitatore e Freud, e che costituisce il grosso della pièce, è ciò che di più commovente, dolce ed esilarante si possa immaginare: Freud ci crede e non ci crede; Dio, del resto, non è disposto a dare dimostrazioni di se stesso come se fosse un mago o un prestigiatore. Sullo sfondo, la sanguinaria tragedia del nazismo che porta Freud a formulare la domanda fatale: se Dio esiste, perché permette tutto ciò?

 

 

ZIO VANJA” di Anton Cechov

Adattamento: Marco Bellocchio
con SERGIO RUBINI e MICHELE PLACIDO,
con Piergiorgio Bellocchio, Anna Della Rosa, Lidiya Liberman, Maria Lovetti,
Bruno Cariello, Marco Trebian, Lucia Ragni.
Musiche: Carlo Crivelli
Costumi: Daria Calvelli
Scene e Luci: Gianni Carluccio
Regia: MARCO BELLOCCHIO

Marco Bellocchio è uno dei registi più anticonformisti della storia del cinema italiano. Coraggioso, puntuale, deciso, ha saputo portare avanti le sue idee laiche, difendendole con la forza espressiva dell’arte, entrando nella complessità degli argomenti, dalla politica sessantottina alle conseguenze drammatiche degli anni di piombo, dalla follia dei manicomi all’incapacità di amare delle persone comuni. Bellocchio percorre sin dai suoi esordi una strada di fusione di segni che, intersecando il palcoscenico con il cinema, dà vita al mondo poetico del cineasta: il teatro come tema sia implicito sia esplicito, la Commedia dell’arte, il Kammerspiel, il sogno che assume la categoria della messa in scena, in film come Il gabbiano (1977), Enrico IV (1984), L’uomo dal fiore in bocca (1992), Il sogno della farfalla (1994), Il gabbiano atto I scena II (1997), Nina e Sorelle (1999), Appunti per un film su «Zio Vanja» (2002), Addio del passato (2002), in cui il riferimento al teatro è esplicito o nei testi scelti per l’adattamento cinematografico o nella vicenda narrata. L’allestimento dello spettacolo Zio Vania” di Anton Cechov, appare, in questo contesto come un naturale sviluppo del mondo poetico del cineasta che da sempre contamina i due linguaggi, rappresentando uno dei più alti esempi della cultura italiana contemporanea.

 

 

RE LEAR” di William Shakespeare,
Traduzione e adattamento: Michele Placido, Marica Gungui

con MICHELE PLACIDO,
Gigi Angelillo, Margherita Di Rauso , Federica Vincenti, Francesco Bonomo , Francesco Biscione, Giulio Forges Davanzati, Giorgio Regali,
Peppe Bisogno , Alessandro Parise, Brenno Placido, Riccardo Morgante
Per la stagione 2014/15 la Signora Margherita Di Rauso è sostituita da Marta Nuti, Riccardo Morgante da Bernardo Bruno
Scene: Carmelo Giammello
Costumi: Daniele Gelsi
Musiche: Luca D’Alberto
Luci: Giuseppe Filipponio
Regia: MICHELE PLACIDO e FRANCESCO MANETTI

Re Lear esplora la natura stessa dell’esistenza umana: l’amore e il dovere, il potere e la perdita, il bene e il male, racconta della fine di un mondo, il crollo di tutte le certezze di un’epoca, lo sgomento dell’essere umano di fronte all’imperscrutabilità delle leggi dell’universo.

All’inizio del dramma Lear rinuncia al suo ruolo, consegna il suo regno nelle mani delle figlie, si spoglia dell’essere Re, pilastro e centro del mondo, per tornare uomo tra gli uomini, rifarsi bambino e in pace gattonare verso la morte”. Come un bambino pretende l’amore, Lear esige in cambio della cessione del suo potere, che le figlie espongano in parole i loro sentimenti per lui. Ma Cordelia, la più piccola, sa che l’amore, il vero amore non ha parole e alla richiesta del padre può rispondere solo: nulla, mio signore”. È questo equivoco, questo confondere l’amore con le parole, che, nel momento in cui le altre figlie si mostreranno per quello che sono, farà crollare Lear rendendolo pazzo. E con Lear è il mondo intero che va fuor di sesto, la natura scatenata e innocente riprende il suo dominio, riporta gli uomini al loro stato primordiale, nudi e impauriti, in balia di freddo e pioggia a lottare per la propria sopravvivenza, vermi della terra. È qui che può cominciare un crudele cammino d’iniziazione: resi folli o ciechi per non aver saputo capire o vedere, Lear e il suo alter ego Gloucester, accompagnati da figli che si son fatti padri, giungeranno finalmente a capire e vedere.

 

 

 

Produttore esecutivo: Federica Vincenti